Il Delicatessen, sin dalle origini, ha sempre avuto la “vocazione” di essere un luogo fatto di persone che lavorano e collaborano tra di loro e dove ciascuno porta le proprie esperienze di vita, che spesso si trasformano in nuove idee per il futuro.
Ma le idee e le opinioni hanno bisogno di “movimento”, per questo il passo successivo per far “veicolare” queste idee fuori dalle mura della nostra valigia è stato quello di aprire un blog che racconti un punto di vista sul mondo: il nostro modo di osservare, capire e comprendere ciò che accade intorno a noi.
L’articolo che vi presentiamo oggi è solo il primo di un percorso che affronterà, di volta in volta, tematiche apparentemente diverse ma tutte legate tra loro da un filo invisibile: un nuovo modo quindi per fare informazione e comunicare con le persone che ci seguono.
Iniziamo allora con un argomento che ci sta molto a cuore, ovvero il ritorno dei giovani imprenditori nel settore agroalimentare.

Da quasi una decina d’anni assistiamo ad una chiara inversione di rotta per quanto riguarda la scelta di fare impresa in Italia: il dato che emerge in maniera lampante è che i giovani tornano a “sporcarsi” le mani con la terra. Quasi un fenomeno inaspettato, ovvero il ritorno alle attività legate alla coltivazione diretta e all’allevamento.
Molti di questi giovani, infatti, sono under 35 e tornano a lavorare nelle imprese di famiglia legate al settore agricolo, che si tratti di allevamento o di coltivazioni, per reinventarsi un mestiere legato alla terra, spesso portando grandi novità e innovazione.
Si pensi che la maggior parte degli under40 che vuole entrare nel settore agricolo ha una laurea e un background di studio differente da quello agrario. Moltissimi sono coloro che scelgono di avventurarsi in un territorio a loro prima “sconosciuto” e tanti provengono da percorsi di studio e di vita totalmente differenti ma scelgono di mettersi in gioco stravolgendo spesso le loro vite.
I motivi di questo “ritorno alle origini” possono essere svariati ma di sicuro la recente pandemia è stata il “detonatore” per molti giovani, che tornano a lavorare quelle terre dalle quali, magari, gli stessi nonni erano scappati appena due generazioni prima.
Ma non si tratta solo di percezioni, è ciò che emerge dall’analisi di Coldiretti, sulla base del rapporto del Centro Studi Divulga, in occasione degli Oscar Green, salone della creatività Made in Italy della “Generazione in campo”. Il dato significativo da cui partire è che nell’ultimo anno sono nate mediamente 17 nuove imprese ogni giorno.
Un po’ a causa della crisi generale dell’ultimo decennio e un po’ per la pandemia, il settore agricolo è diventato, di fatto, il punto di riferimento per le nuove generazioni, percepito magari come più “stabile” rispetto ad altri settori che invece sembrano registrare un calo di interesse: il settore delle costruzioni registra un 24% in meno, il commercio al dettaglio 25%, il settore tessile 28% e il settore telecomunicazioni il 48%.
Malgrado l’apparente inesperienza, chi sceglie di investire le proprie risorse di tempo e denaro nel settore agricolo non lo fa da “sprovveduto”: buona parte delle imprese infatti, oltre ad essere indirizzate verso il biologico, portano avanti più attività alla volta e sono molto digitalizzate.
È innegabile che oggi il grande settore del commercio è sempre più proiettato verso mercati virtuali, come gli e-commerce. Ma anche settori che prevedono una vendita diretta agli acquirenti finali, come quello agricolo, per stare al passo con i tempi, hanno bisogno di essere informatizzati e costantemente rinnovati.
Sempre dall’analisi di Coldiretti risulta che la maggioranza dei giovani imprenditori è impegnato nella coltivazione di ortaggi (13%), una quota importante è associata all’allevamento di animali (11%) e a seguire alle attività volte alla produzione del vino (10%).
Ma ad oggi l’ostacolo più grande, per chiunque voglia iniziare un percorso imprenditoriale nel settore, è senz’altro l’accesso alla terra e al credito. Il prezzo medio di un ettaro di terreno agricolo in Italia è di 20.900 euro ma questo valore cambia in base a molti fattori, soprattutto legati al territorio, da nord al sud/isole.
Per far fronte a questa situazione molte sono le iniziative messe in campo, su tutte spicca la PAC, ovvero l’acronimo di Politica Agricola Comune, varata a Bruxelles nel 1962, che con la nuova programmazione 2023-2027 si propone di cambiare il volto dell’agricoltura europea.
Lo scopo che si prefigge la PAC è quello del ricambio generazionale nel settore agricolo e per far ciò mette a disposizione fondi destinati a chiunque voglia farsi strada nel settore. Ovviamente ci sono requisiti da soddisfare, come un range d’età compreso tra i 18 e i 40 anni e titoli di studio ad indirizzo agricolo, forestale o veterinario.
Da questa breve analisi possiamo quindi concludere che, negli ultimi anni, il grande dogma del lavoro agricolo relegato a chi “non vuole lavorare” è stato ampiamente confutato. Malgrado sia un mestiere difficile, che spesso segue la stagionalità e che dipende da molti fattori non “prevedibili”, ha il fascino antico del lavoro che nobilita l’uomo, dove i frutti del proprio operato sono visibili e tangibili.
Quelle braccia che un tempo erano definite “rubate all’agricoltura”, quasi in maniera spregiativa, adesso tornano di loro spontanea volontà, con entusiasmo e voglia di crescere, a fare il lavoro più duro ma allo stesso tempo più gratificante del mondo: quello del coltivatore.

Abbiamo visto che il settore agroalimentare è un mondo che offre molte opportunità di crescita e successo per i giovani imprenditori. Noi del Delicatessen siamo orgogliosi di collaborare con tanti di loro, che hanno dimostrato di avere la passione, l’impegno e la capacità di portare avanti idee innovative e di grande valore. Speriamo che sempre più giovani possano trovare in questo settore la propria strada e contribuire così alla crescita e al rinnovamento dell’intero comparto agroalimentare.
